Una delle battaglie storiche della nostra associazione è quella che riguarda il progetto “Scuole aperte”. Un laboratorio di crescita collettiva e democrazia, quale la scuola pubblica è da considerare, non può vedere il suo potenziale disperso nelle sole ore di lezione frontale che, spesso, portano gli studenti a concepire le mura scolastiche come una gabbia, che nel corso dei cinque anni si fa sempre più stretta, fino a perdere il suo ruolo fondamentale di educazione e di formazione. Agli occhi di troppi studenti al giorno d’oggi la scuola viene vista unicamente come un passaggio obbligatorio, un momento destinato ad occupare le prime cinque-sei ore della giornata, in perenne attesa dell’ultimo squillo della campanella per fuggirne. Un fenomeno, questo, che contribuisce al costante aumento della dispersione scolastica e quindi all’allontanamento di sempre più giovani dai percorsi di formazione.

Il nostro progetto è però ambizioso. Come studenti, immaginiamo le nostre scuole come dei poli culturali, e come per l’Università riteniamo che questi debbano conoscere l’esperienza dell’apertura pomeridiana al pubblico studentesco e non solo, così da tornare a ricoprire un ruolo di primo piano non soltanto nella routine degli alunni ma nella vita quotidiana della collettività giovanile. Crediamo che l’apertura pomeridiana delle scuole sia una concreta possibilità di invito allo scambio culturale, alla crescita collettiva, alla costruzione partecipata, che metta lo studente al centro della vita culturale e politica della città e della nostra Regione, riavvicinando gli studenti e i giovani in questo modo alla vita politica e culturale delle nostre città. Mettere da parte l’opinione dei ragazzi, e in particolar modo degli studenti, è una gravissima perdita per tutti, e mette in crisi l’asse giovani-politica che in questi anni è sempre più debole e rischia di perdere totalmente il contatto tra i due poli.

È necessario che le scuole della nostra Regione consentano un’apertura pomeridiana che sappia andare al di là dei soli corsi di recupero formativo, ma che possa fornire spazi di aggregazione, aule studio e eventi culturali. Immaginiamo, dunque, delle scuole in cui qualsiasi studente di ogni istituto possa recarsi per studiare, nelle quali si organizzino incontri e dibattiti con protagonisti del mondo dell’arte e della cultura, che aiutino i ragazzi con gruppi di studio autonomi e attività extra-curricolari che soddisfino le più diverse esigenze, dall’attività teatrale ai corsi di coro e di musica fino ai dibattiti sulla lettura di un libro. L’ambiente scolastico offre delle potenzialità che ad oggi non vengono pienamente sfruttate limitando l’orario di apertura delle scuole alla sola mattina. Ecco quindi che ambienti e spazi poco usati oppure inesistenti vengono immediatamente rivalutati, dall’auditorium che ospita il cineforum pomeridiano alle singole classi impegnate per le varie attività extracurricolari all’importante aula autogestita dagli studenti utilizzata per lo studio collettivo o individuale. Riteniamo che un corretto vivere l’apertura pomeridiana delle scuole passi anche per un’incentivazione delle mense scolastiche, ad oggi poco presenti nelle scuole della nostra Regione, che consentano agli studenti di poter mangiare fuori casa ad un prezzo accessibile, permettendo loro in questo modo di poter usufruire al meglio di tutto ciò che l’apertura al pomeriggio delle scuole può offrire, dalle ripetizioni alla pari alle varie attività extracurricolari.

Molte di tali attività sono utili anche alla didattica interna alla scuola.  Il teatro, per esempio, è una risorsa fondamentale per collegare lo studio ad una serie di obiettivi che vadano ad ampliare la sfera culturale e relazionale degli studenti. Saper comunicare in modo dinamico con i propri coetanei e gli adulti è solo uno dei molti aspetti positivi e formativi che questo progetto può far decollare. Il teatro aiuta a stimolare il lavoro di gruppo e il miglioramento individuale, ed è una prerogativa essenziale per sviluppare la consapevolezza del valore della persona e della cooperazione. Attraverso questa esperienza, gli studenti possono essere messi in contatto diretto e dunque in relazione diretta con gli aspetti più personali del proprio percorso scolastico, interpretando in prima persona i personaggi chiave della letteratura, o assumendosi la responsabilità di molti altri ruoli di matrice più tecnica e pratica. Inoltre, assistendo o recitando in prima persona un’opera teatrale, gli studenti vengono maggiormente coinvolti nello studio di un determinato regista teatrale o periodo storico rispetto alla sola lettura dell’opera e del libro di testo.

Uno dei temi fondanti della nostra campagna è quello della dispersione scolastica: gli studenti non ricevono il giusto aiuto prima, durante e dopo il loro percorso di studi nelle scuole superiori, e noi crediamo che una soluzione sia appunto quella del mutuo soccorso studentesco. Al pomeriggio, quindi, si potrebbero organizzare un servizio di ripetizioni e potenziamento “peer-to-peer” dove sono gli stessi studenti ad aiutarsi nello studio e a fornire le ripetizioni necessarie a chi è più indietro, che possano coinvolgere gli studenti più in difficoltà mettendoli in relazione con i propri compagni e non semplicemente con l’insegnante. A questo proposito, possono venire a favore collaborazioni con associazioni studentesche (anche universitarie, come l’UdU), enti come l’Auser e l’FLC, che metterebbero a disposizione un patrimonio culturale non indifferente, accompagnato dall’uso cosciente di nuovi metodi di insegnamento che superino le lezioni frontali. Parallelamente, creare una realtà di notes-sharing, ovvero condivisione di appunti, libri, file digitali e quant’altro possa aiutare la circolazione dei saperi costruiti dagli studenti e non proposti a pacchetto chiuso da case editrici e professori. In tal modo, si creerebbe una rete che va oltre la materialità, ma che metterebbe in piedi un rapporto vero e proprio tra studenti di classi differenti, che aiuterebbe il superamento della dimensione professore-classe favorendo l’aiuto reciproco e soprattutto darebbe un maggiore senso di comunità. Le scuole aperte, inoltre, possono essere anche un sistema di aiuto e di sostegno al percorso scolastico dei singoli studenti. Mediante le aperture pomeridiane si possono finanziare dei processi che comprendano dei recuperi formativi e integrazioni al programma scolastico, che parta dagli studenti per gli studenti.

Una delle cause dell’alta dispersione è anche un abbandono totale dello studente nella scelta del proprio percorso di formazione: i ragazzi vengono messi davanti ad un muro di nozioni che non permette di andare oltre a ciò che ci viene proposto. In questo modo, si crea semplicemente una gara tra istituti a chi colleziona più iscritti, favorendo il fenomeno di svalutazione di determinati istituti considerati, nella cultura popolare-cittadina, di serie B o comunque di livello inferiore. Per questo, è necessario mettere in piedi un costante orientamento, sia in entrata che in uscita. Attraverso la collaborazione con studenti universitari da tutto il Paese, che hanno portato con loro anche materiale didattico ed informativo sul proprio ateneo e sulla propria città, abbiamo già realizzato iniziative del genere in molte scuole di tutta la Regione, e i feedback che abbiamo poi ricevuto dagli studenti sono sempre stati molto positivi. Infatti questo tipo di iniziativa permette al ragazzo di andare oltre la brochure che gli viene consegnata durante le giornate itineranti, consentendogli di capire come si vive in una determinata città, ascoltando le esperienze di chi sta vivendo determinate situazioni, risolvere i propri dubbi sulla didattica facendo domande sui singoli insegnamenti e corsi, al fine di selezionare al meglio quale facoltà e indirizzo di studio è adatto alle proprie prospettive.

Così come per l’università, la scelta risulta durissima anche per i ragazzi che si stanno avvicinando al mondo delle scuole superiori: spesso questi vengono lasciati al giudizio dei genitori e ad un sintetico consiglio della commissione, senza che possano davvero comprendere a cosa stanno andando incontro. Gli studenti delle superiori (così anche i loro professori) partecipando possono ascoltare le domande dei ragazzi delle medie, che devono indagare la didattica e i vari percorsi proposti da ogni singolo istituto, senza dover abbandonare in corso i propri studi, attendere un nulla osta, cambiare istituto e, spesso, dover perdere un anno.

In una vera palestra di cittadinanza e di vita quale è la scuola pubblica non possono poi mancare i progetti culturali. Ecco che prendono facilmente piede iniziative come cineforum organizzati attraverso la collaborazione tra gli studenti, che possono scegliere un determinato filone e/o argomento da trattare attraverso e dopo la visione di un film, e i professori che sicuramente avranno una maggior esperienza delle pellicole e conoscono meglio quell’universo culturale; dei laboratori teatrali, attraverso i quali studiare personaggi e autori della letteratura da una prospettiva tramite la quale non li si è mai visti ─ basti pensare a Goldoni studiato sui libri rispetto al Goldoni letto e rappresentato dagli stessi studenti, che renderebbe non solo tutto molto più facile e divertente, ma soprattutto faciliterebbe la socializzazione e l’aggregazione al gruppo-classe o gruppo-scuola. Spesso inoltre coltivare le proprie inclinazioni a scuola vale anche come avviamento professionale, grazie a corsi teatrali e di coro per esempio fioriscono molte eccellenze: il grande attore veneto Eugenio Allegri scoprì la sua vena artistica grazie a un laboratorio pomeridiano di teatro nell’ambito dei drammaturghi classici. Guardiamo quindi ai laboratori musicali e artistici: in un Paese che ha dato i natali ad illustrissimi pittori, scultori ed architetti e musicisti sempre più dimenticati, riteniamo fondamentale dedicare delle ore ad un’attività che si è persa nel tempo e che, nel resto d’Europa, moltissimi sistemi scolastici portano ancora avanti con fierezza e ottimi risultati: l’arte e la musica non sono un semplice svago, ma l’espressione sensoriale delle capacità del singolo, un’occasione per esporre la propria unicità e farne il proprio punto di forza, oltre che portare avanti una tradizione che ha sempre contraddistinto l’Italia. Non solo, l’apertura delle scuole al pomeriggio aiuterebbe a rendere la scuola un vero polo cittadino: per esempio gli studenti di un liceo artistico potrebbero usufruire dell’apertura pomeridiana del proprio istituto per aprire alla cittadinanza mostre con opere o installazioni da loro prodotte. Oppure, l’apertura pomeridiana delle scuole permetterebbe di poter organizzare incontri ed iniziative riguardo a varie tematiche di attualità usufruendo dei locali della scuola, oppure affrontare progetti organizzati dagli studenti in primis con l’aiuto dei professori, rendendo lo studente protagonista dello stesso, come per esempio il MUN (Model United Nations) o progetti di cittadinanza attiva europea.

Vediamo, dunque, questo processo di apertura pomeridiana delle scuole come un’opportunità grandissima di rilancio della figura di studente nella nostra Regione, come una lotta alla dispersione scolastica e come punto di arrivo per immaginare le mura scolastiche come veri e propri poli culturali, che mirino a creare, nei giovani, una coscienza sociale sempre maggiore e ad un’espansione dell’universo culturale che può solo che giovare all’intera città.