Linee guida per una proposta di Legge Regionale sul Diritto allo Studio Universitario in Veneto a cura di Studenti Per – Udu Padova

La disciplina del Diritto allo Studio Universitario (DSU) italiana trae origine dall’Articolo 34, commi 3 e 4 della Costituzione:

“I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto a raggiungere i gradi più alti degli studi.
  La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”

Il nostro obiettivo è la piena attuazione di questo diritto.

Il sistema attualmente è gestito a livello regionale e sostenuto da fondi nazionali, da fondi regionali e da una tassa fissa pagata da tutti gli studenti universitari, ma si è rivelato fortemente deficitario negli ultimi anni. Caratterizzato da un crescente sottofinanziamento e dagli inaccettabili ritardi nell’erogazione delle risorse, il Diritto allo Studio è sempre stato mantenuto in secondo piano dal governo regionale. I numeri in questi anni parlano chiaro e dipingono una situazione critica: costanti aumenti delle tariffe mensa a fronte di una riduzione dei servizi e della qualità degli stessi, posti letto degli studentati appena sufficienti a coprire le richieste, continui aumenti dei costi del trasporto su gomma e su ferro, incertezza su assegnazione ed erogazione delle borse di studio, coperta dagli Atenei negli ultimi quattro anni.

  1. Istituzione del Tavolo sul Diritto allo Studio Universitario

La nostra proposta di legge istituisce un Tavolo composto da un rappresentante della Giunta Regionale, i Rettori delle Università del Veneto, il presidente del Consorzio Conservatori del Veneto, il direttore dell’Accademia di Venezia, i Presidenti degli Esu del Veneto e i rappresentanti degli studenti nei CdA degli Esu del Veneto (anche se commissariati) insieme ai presidenti della Consulta dei conservatori e dell’accademia. Questo Tavolo avrà il compito di sorvegliare sull’applicazione della presente legge e segnalare situazioni problematiche.

  1. Chi ha diritto alla borsa deve averla: basta agli idonei non beneficiari

Il mancato finanziamento del DSU ha portato alla nascita della figura dell’idoneo non beneficiario: colui che per requisiti di reddito e di merito ha pieno diritto alla borsa e ad altri benefici, ma che per mancanza di fondi non può riceverli. Questa situazione è la causa di moltissimi abbandoni e di forti difficoltà economiche per gli studenti, sommata al fatto che l’aumento del numero di idonei non beneficiari va a influenzare il bilancio anche degli stessi enti per il Diritto allo Studio. Tutto ciò non è più sostenibile. La borsa di studio deve essere erogata tempestivamente dalla Regione e non può essere coperta dagli Atenei, già sottoposti a forti problemi di sottofinanziamento.

La nostra proposta di legge impegna la Regione a versare, oltre ai fondi della tassa regionale sul Diritto allo Studio, secondo il D.Lgs. 68/2012, (art. 18, comma 1, lett. c) una somma pari al 40% del Fondo Integrativo Statale (FIS).

2.1 Borsa in tempi certi

La nostra proposta impegna la Regione ad erogare i fondi per la copertura di una percentuale incrementale delle borse di studio dell’anno in corso entro il 31 dicembre di ogni anno. In sede di bilancio dovranno essere stanziati i fondi necessari a garantire questo impegno e il Tavolo sul Diritto allo Studio Universitario darà un parere obbligatorio sul bilancio a riguardo.

Nel primo anno dell’entrata in vigore della legge, la percentuale garantita sarà del 65%. Nel secondo anno sarà del 75%. Nel terzo anno del 90%. Nel quarto anno del 100%.

A partire dal quinto anno, la copertura del 100% dovrà essere ottenuta entro il 1° dicembre di ogni anno.

I fondi stanziati ed eventualmente non spesi verranno utilizzati, una volta raggiunta la copertura totale delle borse degli anni precedenti, per il finanziamento del piano per il Diritto allo Studio Universitario (punto 7bis).

2.2 Chi ha diritto alla borsa deve essere messo nella condizione di poterla chiedere: basta all’idoneo inconsapevole

Ogni anno centinaia di studenti non fanno richiesta di benefici all’interno del DSU pur avendone i requisiti, perché credono di non soddisfarli o a causa della scarsa chiarezza delle modalità di presentazione della domanda.

Il Tavolo sul Diritto allo Studio Universitario avrà potere di stabilire delle linee guida riguardo la modulistica per garantirne la chiarezza e l’accesso alle informazioni necessarie, sulla base del principio dell’opt-out (ovvero la presunzione di domanda di benefici). Ogni richiesta di benefici dovrà poter essere presentata online.

Il Tavolo sul Diritto allo Studio Universitario proporrà inoltre iniziative per pubblicizzare i benefici del DSU e le modalità per richiederli, anche coinvolgendo le Scuole Superiori del Veneto.

  1. Costi del servizio mensa più bassi

Gli enti per il Diritto allo Studio sono in ginocchio, anche a causa dei servizi che devono fornire gratuitamente agli idonei non beneficiari. Stiamo assistendo a progressivi aumenti del costo della mensa, talvolta oltre il prezzo di mercato. In risposta agli incrementi di prezzo, gli utenti paganti diserteranno il servizio lasciandolo solo agli idonei, aggravando così la situazione.

La nostra proposta elimina gli aumenti imposti dalla Regione negli ultimi anni. Ulteriori aumenti alle tariffe decisi dalle singole ESU andranno giustificati al Tavolo sul Diritto allo Studio Universitario e non potranno in alcun modo determinare un prezzo superiore al prezzo di mercato di un servizio privato di simile valore nella stessa zona, al fine di garantirne il carattere universalistico.

3.1 Un Diritto allo Studio, un badge per tutte le mense

Tutti gli studenti del Veneto devono poter accedere a tutti i servizi mensa nel territorio. È una proposta semplice ed utile, per attuarla è sufficiente unificare i sistemi informatici per la ristorazione degli ESU di Padova, Venezia e Verona.

In questo modo ogni studente, qualunque sia la sua residenza in Veneto e dovunque sia la sua sede di studio, potrà sempre usufruire dei pasti ESU e godere concretamente del proprio diritto.

È necessario inoltre assicurare un livello minimo di qualità dei pasti, garantendo la presenza di pasti per celiaci, vegetariani e vegani.

  1. Dalla parte degli studenti

Gli studenti che hanno visto negato l’accesso al Diritto allo Studio potranno portare la loro istanza al Tavolo sul Diritto allo Studio Universitario che potrà, con giustificato motivo, richiedere la revisione della decisione. Il Tavolo andrà quindi ad assumere il ruolo di Garante per la risoluzione delle controversie.

  1. Piano per il Diritto allo Studio Universitario

La Giunta Regionale viene impegnata a presentare entro 18 mesi dall’entrata in vigore della presente legge, previo parere obbligatorio non vincolante del Tavolo sul Diritto allo Studio Universitario, un piano per il Diritto allo Studio Universitario.

Tale piano dovrà prevedere interventi al fine di estendere la copertura dei servizi mensa e residenza, la creazione di aule studio e sperimentazioni di common room autogestite, su tutte le sedi universitarie, con maggiore attenzione a quelle meno coperte.

  1. Abitare: contro gli affitti in nero

La tutela per chi affitta è fondamentale al pari di una borsa di studio, a maggior ragione per chi come uno studente fuori sede è costretto a cambiare casa anche più volte nel corso della permanenza universitaria. È necessario portare avanti ovunque sia possibile un confronto con gli Atenei ed i Comuni per stipulare accordi e convenzioni favorevoli per tutti, proprietari ed inquilini.

La nostra proposta impegna la Regione ad istituzionalizzare tavoli che riuniscano studenti, inquilini, proprietari, Enti per il Diritto allo Studio e Comuni con l’obiettivo di stilare accordi territoriali per le locazioni agevolate, con prezzi calmierati rispetto al libero mercato, e per garantire standard qualitativi di sicurezza e qualità.

  1. Trasporti a misura di studente

Esaminando le fonti normative della nostra legislazione, si può facilmente notare come la fruibilità e l’accessibilità al trasporto pubblico siano considerate parti del Diritto allo Studio, pur non esistendo alcuna normativa specifica che permetta un utilizzo diffuso ed economico dei trasporti per gli studenti.

La nostra proposta impegna innanzitutto la Regione e i responsabili dei trasporti locali a garantire una piena efficienza del servizio, ricalibrando l’orario cadenzato a misura di studente. In secondo luogo, a ridurre i prezzi del trasporto ferroviario dato che ad oggi non esiste alcuna agevolazione o riduzione sul costo del servizio per gli studenti in quanto tali, anche se pendolari o fuori sede. Infine, ad intervenire su un’armonizzazione oraria e tariffaria, anche attraverso l’integrazione dei contratti di servizio. L’interscambio gomma-ferro alleggerisce la pressione dei veicoli sui grandi centri mentre la tariffazione integrata, a partire dai grandi centri, facilita la mobilità riducendone anche i costi di gestione con importanti conseguenze a livello di impatto ambientale. È fondamentale quindi che venga realizzato un sistema di trasporto su gomma che garantisca un servizio diffuso, preciso e soprattutto non in concorrenza ma in sinergia con il ferro, ottimizzando l’utilizzo delle risorse economiche ed ambientali.

  1. Una vera tutela per stage e tirocini

I “tirocini curriculari”, secondo la legge regionale veneta, non sono regolati da alcuna norma se non dagli ordinamenti dell’offerta didattica dei singoli atenei. Quella che sembrerebbe una buona impostazione per consentire la diversificazione normativa in funzione del mercato del lavoro sui vari territori, in realtà comporta grandi disagi per gli studenti universitari. Spesso infatti l’assenza di effettive tutele per gli studenti stagisti trasforma queste occasioni formative in pretesti per celare uno sfruttamento lavorativo. La giusta tutela del Diritto allo Studio invece deve accompagnare gli studenti anche nella formazione extra didattica.

La nostra proposta è semplice e concreta: riconoscere e garantire i diritti fondamentali per gli studenti stagisti, prendendo come punto di partenza la “Carta dei Diritti degli Studenti”. Entrando nel merito, deve essere strutturata una “Carta dei tirocini e stage” che definisca in modo chiaro l’impegno del Veneto sul tema, partendo dalla retribuzione obbligatoria, sussidiata dalla Regione, passando per una definizione precisa dei termini di attivazione e applicazione, garantendo diritti e tutele per i tirocinanti, arrivando fino agli incentivi per l’inserimento lavorativo.